Dior Gioielli: l’evento in Piazza di Spagna

Dior gioielli

Quando Dior mi ha invitato all’evento serale organizzato nella boutique di Piazza di Spagna ho pensato che non a caso uno dei miei soprannomi è Miss Dior. Per chi non lo sapesse, era la sorella di Christian Dior: a volte le parentele ti cambiano la vita!

All’ingresso della boutique, dopo il controllo sulla lista degli invitati, ad aspettarmi c’era il sorriso smagliante del Direttore, uno schieramento di shop-assistant pronti a tutto e camerieri itineranti con vassoi di spumante. Un ottimo inizio, direte voi… se mettiamo da parte i bicchieri impolverati, sicuramente!

Il mio obiettivo era chiaro: osservare i Dior gioielli. Ebbene sì, anche la maison francese da qualche anno è sbarcata nel mondo della gioielleria e lo ha fatto a gamba tesa con collezioni a diversi zeri.

Mentre al piano terra c’era chi, con estrema nonchalance, decideva il colore della sua nuova Dior-bag, al piano superiore è iniziata la sfilata della nuova collezione di Dior.

Tra modelle affezionate alla loro foglia d’insalata giornaliera, signore dai sorrisi imbalsamati in bilico su tacchi 12 e radical chic in sneakers, c’era posto anche per qualche post-adolescente che osservava svogliatamente la sfilata dalla sua poltroncina di velluto.

Nonostante la musica incalzante, accanto a me la signora da un milione di dollari (visti i gioielli che indossava e le visite frequenti dal suo chirurgo!) raccontava del marito che lavora oltreoceano, mentre un uomo con il savoir faire di un ambasciatore veniva omaggiato come fosse il Dalai Lama.

Va detto, gli abiti erano di un’eleganza raffinatissima: tailleur doppio petto colorati, scarpe a punta dai tacchi originali e vestiti con pizzo che avrei comprato sul momento, se solo non fossi stata lì per un altro motivo!

Appunto: dove erano i Dior gioielli?? Non indosso alle modelle evidentemente! 

Strano, penso, e decido di spostarmi di stanza seguendo una delle modelle. E scopro così che, come Gucci, anche Dior ha relegato le sue creazioni in una “sala gioielli” sullo stesso piano di quella per gli abiti. Quando si dice il total-look.

In realtà, mi ha detto il Watch and Jewerly Manager Italy (non è avanzato più spazio per scriverne il nome!) che i Dior gioielli non sono solo per le clienti affezionate, ma anche per un pubblico più ampio… trasversale, come va ormai di moda dire.

Siamo onesti, a chi di voi è capitato di andare appositamente in una boutique Dior pensando di comprare non una borsa, non un abito, non un paio di scarpe, ma un gioiello?? Appunto.

Quando sento, poi, il Manager accostare i Dior gioielli a quelli di Cartier e Bulgari, penso alle mie amiche psicologhe: lo chiamerebbero “scollamento dalla realtà”.

Il Manager, nel suo bell’abito scuro, ci tiene subito a dirmi che la collezione di gioielli di punta è la MyDior, che  riproduce il cannage cucito sulle borse Dior (lo ha fatto anche Guccicon il motivo delle sue borse!). La versione base degli anelli è tutta in oro (poco più di 2.000 euro), ma c’è anche quella in brillanti (quasi 10.000 euro).Il Manager sottolinea l’importanza della manifattura artigianale francese per la realizzazione di questa linea, quasi a volerne giustificare i prezzi.

Non per deluderlo, ma fatevelo dire da chi vive nel mondo della gioielleria da prima di Dior (cosa non difficile d’altronde): ci sono tantissimi artigiani orafi italiani che usano da tempo questo tipo di lavorazione, e a costi decisamente più contenuti.

Italia – Francia: 1 a 0.

Mentre il Manager continua a parlare in evidente stato di estasi, osservo i gioielli e noto che 3 sono gli elementi principali che caratterizzano le collezioni esposte.

Primo elemento: la predominanza del colore, sia nella scelta delle pietre sia nell’uso audace della tecnica della lacca a freddo, che crea uno strato di smalto colorato. Il risultato? Gioielli molto appariscenti.

Lo devo dire: i canoni della gioielleria prevedono che lo smalto colorato sia solo un “tocco”, un particolare che non deve oscurare la lavorazione dell’oro. Non solo, ma è una regola aurea che alle pietre preziose (soprattutto se colorate) sia dato il giusto risalto, senza “affogarle” tra motivi smaltati “ingombranti”.

Italia-Francia: 2 a 0.

Secondo elemento: l’ispirazione al mondo botanico. Il Manager mi ha raccontato che Christian Dior amava rifugiarsi nella sua casa in un villaggio vicino Parigi, a Milly-la-Foret, per dedicarsi al suo giardino (una vitaccia, ad onor del vero). Da lì l’ispirazione per l’omonima collezione, che il Manager ritiene molto creativa e originale.

Ad onor del vero, il motivo floreale è presente nella gioielleria sin dagli anni ’60-’70 ed esistono diverse griffe italiane che realizzano da molto tempo fiori meravigliosi con pietre preziose (penso, per esempio, a Leo Pizzo).

Quanto alla creatività, facciamo attenzione: i gioielli estremamente fantasiosi rischiano di diventare obsoleti in minor tempo, in quanto possono “stancare ” più velocemente!

Prendete il grande anello Dorette in oro giallo, citrino e lacca a freddo colorata, per esempio: è decisamente estroso, colorato e “fiorato”. Per qualcuno che ha già tanti gioielli potrebbe essere uno “sfizio”, per qualcun’altro spendere quasi 10.000 euro per questa creazione non sarebbe poi così “sfizioso”!

Italia – Francia: 3 a 0.

Terzo elemento: i gioielli Dior sono creati da Victoire de Castellane e per comprendere il suo approccio ai gioielli dobbiamo ricordarci che ha lavorato per 14 anni con Karl Lagerfeld da Chanel. Capite bene che siamo di fronte ad un concetto molto francese di “gioielleria”.

Il Manager mi riferisce con estremo trasporto che Victoire dà libero sfogo alla sua creatività nel suo studio di Parigi.  Perfetto,  ma essendo nata tra i gioielli e in una famiglia di tradizione secolare in questo settore mi sento di dire qualcosa: disegnare gioielli è un’arte complessa. La ricerca costante del giusto equilibrio tra eleganza, ricercatezza del design e cromìe da rispettare non è un mestiere per tutti, e sapete perchè? Perchè il rischio di realizzare qualcosa che fa pensare alla bigiotteria è dietro l’angolo!

Ora, se dobbiamo pensare che sia sufficiente apporre il marchio di una grande griffe di abbigliamento e accessori per trasformare un coniglio in caviale, allora possiamo cancellare decenni (se non secoli) di storia della gioielleria italiana. Ma se vogliamo che la storia prosegua e che la ricerca di nuovi design veramente originali e creativi si accompagnino ad una manifattura di altissimo livello, allora pare che la strada che deve percorrere Dior sia ancora lunga. Soprattutto se vuole rendere giustificabili i prezzi delle sue collezioni.

Un’ultima domanda al Manager mi nasce spontanea: ma se è così importante il settore dei Dior gioielli, perché le modelle della sfilata non indossano nulla? Mi guarda come quando la maestra gli faceva una domanda difficile e mi confessa che prima o poi succederà. E che quando accadrà me lo farà sapere. Gli sorrido, allora, come l’insegnante fa con l’alunno che ha deciso di applicarsi nello studio e lo lascio libero di scorazzare nella boutique.

Alle spalle ci sono ancora i camerieri erranti, la musica da discoteca e le grandes dames alle prese con i cataloghi per gli ordini dei vestiti. Chissà se i loro personal trainer le hanno autorizzate a mangiare almeno una delle micro-tartine offerte.

Nel dubbio ho deciso di andare a cena e di chiedere il bis pensando a loro. E alla loro foglia di insalata.

Tempo di lettura: 5 minuti

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8 Comments

  • Viviana ha detto:

    Questa versione di Molù mi piace moltissimo!
    Inviata ufficiale del buon gusto e ottima reporter.
    Oltre che interessante, questo post mi ha davvero divertita 😉

    PS: sono sempre perplessa quando un brand vuole apporre il proprio nome ovunque.

  • Mariagrazia ha detto:

    Wow Miss Dior
    fantastica occasione!
    Bisogna ascoltarti bene perchè non ti sfugge nulla!
    C’è da imparare tanto a leggere i tuoi articoli!

  • Giorgia ha detto:

    Mia cara, questo post è scritto davvero con passione, ed è decisamente divertente. Ma c’è un ma! Mi sei caduta sui bicchieri impolverati, come hai potuto! Non erano mica calici sporchi quelli, è ovvio che si trattava di polvere d’oro. Una spruzzatina di quà, ed una di là, per salutare con il minimo decoro il parterrre di invitati! L’anno prossimo, portati un’aspira tutto da tavola, e porta a casa….che c’è crisi!

  • Nicoletta ha detto:

    tu est magnifique! La cosa che ho pensato guardando quei gioielli?
    Bigiotteria…ed io sono sincera non ne capisco nulla. Ho sempre pensato che la creazione di un gioiello fosse solo frutto della famosa creatività…ma è evidente che anche la signora di sessant’anni che mette il pantalone leopardato si può sentire creativa ma alla fine è solo di cattivo gusto.
    Bene….Dior…mi spiace non comprerò i tuoi anellazzi. 🙂
    Ritenta sarai più fortunato.
    Miss Molù Dior…a la prochaine fois!

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