DoDo, i gioielli tra ricordi ed estinzione della specie

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Sono passati molti anni da quando vidi per la prima volta la linea DoDo di Pomellato. Vi ricordate il cordino nero con un piccolo ciondolo a forma di animaletto che spuntava come un fungo sotto camicie e magliette? Era un po’ come il bomber di Moncler al tempo dei paninari, uno  shock culturale!

Eppure, a metà degli Anni ’90 quando Pomellato lanciò questa collezione nel mondo della gioielleria erano in tanti a realizzare ciondoli.

Perchè piacevano i DoDo negli anni ’90

Sono state probabilmente 2 le intuizioni che hanno fatto dei DoDo una moda: convincere che si potesse esprimere un messaggio attraverso l’animaletto che si sceglieva di indossare e realizzare ciondoli sottili, piatti e piccoli da poter essere portati anche dai maschietti senza problemi.

Ovviamente, salvo avere a portata di mano un catalogo Dodo -ai tempi non c’erano smartphone o tablet-, il messaggio dei ciondoli era chiaro solo ai componenti della DoDo-tribù!

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Ricordo ancora la disperazione negli occhi delle mie amiche quando i ciondolini si incastravano nelle maglie tirandone i fili. Nulla che il DoDo-sciamano non potesse guarire attraverso l’acquisto dei ciondoli in argento versione king-size

Aggiungete, poi, una massiccia dose di pubblicità e la sindrome vorrei ma non posso che colpisce chi desidera gioielli griffati (senza spendere molto) e il gioco è fatto. D’improvviso apparve possibile permettersi un piccolo gioiello Pomellato spendendo poco più di 100.000 lire.

Questo quando 100.000 lire avevano un potere d’acquisto superiore agli attuali 50 euro, bei tempi quelli. Adesso non ne bastano il doppio per comprare un singolo ciondolino DoDo in oro!

Perchè scegliere un DoDo oggi

Le linee di DoDo sono rimaste molto semplici,  a prova di bambino! Ma è chiaro, un DoDo non si sceglie per il design o per la manifattura perchè altrimenti le alternative disponibili nel mercato della gioielleria sarebbero molteplici.

Sotto il ponte dei tempi della lira è passata molto acqua, quasi quanto quella che ho visto in una vasca di pietra nella vetrina di una boutique DoDo.

L’offerta di animaletti, soggetti e messaggi -sempre molto criptici- si è moltiplicata, come i prezzi e i materiali. Un braccialetto con ciondolini, pepite e granelli può superare anche i 2.000 euro, per non parlare delle collanine da comporre!

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Se non si opta per anelli e orecchini con pietre sintetiche (zaffiri e rubini), che possono arrivare a costare anche più di 500 euro, e si preferiscono i piccoli pavè di brillanti bianchi, le cifre lievitano.

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Ma potendo spendere più di 2.000 euro per un paio di orecchini con piccolissimi pavè, l’offerta di ciondoli e modelli è ampia in una gioielleria. E non si deve rischiare neanche la miopia!

Bisognerebbe imparare dalla storia dei Dodo e cercare di preservare le specie in via di estinzione prima che sia troppo tardi.

L’estinzione dei Dodo

Il nome della linea di gioielli, per chi non lo sapesse, è ispirato ai Dodo, pennuti dell’Isola Mauritius che non sapevano volare e che ormai sono estinti da tempo.

E allora, per evitare di fare la fine del lonely-Dodo –tenetevi pronti con i fazzoletti e con un applauso per la campagna della Durrell Wildlife Conservation Trust, si potrebbe organizzare un’iniziativa per sensibilizzare la riproduzione di un esemplare sempre più raro: l’acquirente consapevole del valore intrinseco di un gioiello!

E voi cosa volete fare, la mettete la vostra firma su questa campagna??

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3 Comments

  • Anna scrive:

    ohi Dodì.. ohi Dodì.. quant suonn’ agg perso p’tte!

    Sì, sono una addicted di Dodo.. semplice, lineare, pulito, tenero ma massiccio.. il cordoncino nero esalta e contrasta il giallo brillante dell’oro e dà la sensazione di avere un piccolo peso d’oro alle estremità (polso, collo, caviglia.. )
    A me piace il Dodo e quell’idea di piccolo gioiellino senza fronzoli che rispecchia una personalità semplice ma forte. E il messaggio associato all’animaletto è un’ottima scelta di markeitng per supportare un regalo pensato ad hoc per la persona che lo riceve..
    Ne ho ricevuti un paio nella mia vita, sempre accompagnati da una spiegazione e da un senso che poi ti appartiene più dell’oggetto stesso.
    Certo, non ti cambia la vita e se ne può tranquillamente fare a meno.. ma passano i decenni (ahimè) e quegli animaletti ogni tanto tornano in auge, con il cordino magari un po’ corroso dal sale del mare e che da nero è diventato un po’ grigio… pronto a mollarti da un momento all’altro, ma affascinante proprio perchè vissuto sulla tua pelle. Io il Dodo l’ho vissuto così: una tartarughina che mi diceva “so aspettare” (messaggio da parte di quel povero donatore) e un gufetto che mi ricordava che “amo la notte” (che regalato dai colleghi a fine stage significava solo che non potevo essere riconfermata per ovvi motivi).. due momenti della mia vita che ricordo con immenso piacere e che associo a questi oggettini e a chi me li regalò.
    Parliamo del prezzo.. quello sì, è un po’ spropositato.. soprattutto per i cordoncini che se scelti originali costano come un tiffany originale.. bhè, quasi, dai…
    Però, caro Dodo, nun te allargà.. eri una collezione di animaletti e resta tale.. ritrova il Dodo estinto, ringrazialo per questa originale idea di mktg e continua per la tua strada.. magari pensa a produrre la fattoria dei Dodo e dai una casa affinchè chi li colleziona sappia dove metterli.. io ogni tanto me li perdo tra le scatoline varie e ho sempre paura che il gufetto spicchi il volo e che la tartarughina…ah, la tartarughina non ce l’ho più.. io e il mio fidanzato dell’epoca ci eravamo regalati due animaletti diversi, ora non ricordo più perchè, ma io ho un granchietto (“timido timido”..io?.. ahhaha!!) al posto della tartarughina.. effettivamente il messaggio “so aspettare” è stato ampiamente superato.. chi stava aspettando è anche passato oltre ed io .. ed io continuo ad amare la notte! (p.s. per i prossimi candidati.. potrebbero esordire con una libellula, un gatto, una farfalla, un falco, un cammello, un asinello e perchè no? Con il boss.. un Dodo!)

  • Viviana scrive:

    Non ho mai pensato ai Dodo come gioielleria.
    Credo che Anna abbia perfettamente ragione quando parla di un’operazione di Mktg ben riuscita. La traduzione in prodotto di un eterno bisogno adolescenziale: appartenere ad una giovane tribù che condivide un simbolo d’appartenenza e un codice per lo più sconosciuto agli altri, che poi sono gli adulti.
    Di certo esistono molti modi di stabilire un linguaggio e stimolare appartenenza. Mi chiedo se, dopo tanta evoluzione tecnologica, un ciondolino Dodo abbia ancora presa su un quindicenne web addicted. Forse resta un oggetto che piace più ai nostalgici, che oggi hanno tra i 30 e i 40 anni. Maybe.
    Posso dire per certo che un Dodo l’ho comprato in vita mia, pochi anni fa: un simpatico cavallino a dondolo (“vuoi giocare con me?”) con cordoncino arancio per il battesimo di una bimba, alla cui mamma sono molto legata.
    Com’è ovvio, alla bimba interessa poco o niente di quel ciondolino, ma la mamma era una ragazzina target di tutti i brand dei suoi anni, oggi felicissima che sua figlia abbia un Dodo.
    Chi vuol esser lieto sia, scriveva Lorenzo (de’ Medici, non Cherubini).
    Personalmente sono più convinta da The lonely Dodo: avranno la mia firma!!!

  • Giorgia scrive:

    Dodo, che nostalgia! Bei tempi: l’epoca della lira; gli anni dei maglioncini legati in vita o sulle spalle; l’era in cui venivamo avvisate,semplicemente scrutando sul petto villoso, a che razza di mammifero appartenesse il ragazzo dei nostri sogni. In fondo, sotto questo aspetto, i dodo volevano preservare la nostra specifica preferita (la nostra) dalla più grande delusione: credere di uscire con un fiero lupo, o con un simpatico delfino, per ritrovarsi con un patetico gallo cedrone o con un rozzo muflone.

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