I gioielli Gucci sul set di American Hustle

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Avete visto Il lato positivo diretto da David O. Russel? Allo scoccare del 2014 è uscito nelle sale italiane American Hustle, il nuovo film del regista! Dopo aver tanto letto dei gioielli Gucci utilizzati sul set, mi sono fiondata al cinema per inaugurare la stagione cinematografica.

American Hustle: il film e i gioielli Gucci

Allora, vediamo un po’ di darvi qualche chicca senza rovinarvi il gusto della visione. Christian Bale (Irving) è un super truffatore, con una super panza e un super riporto, insomma anni luce dal ruolo del supereroe Batman. L’agente dell’FBI Bradley Cooper (Richie DiMaso) rimane un gran fico, anche se usa i bigodini per arricciarsi i capelli. Jennifer Lawrence (Rosalyn) è assolutamente credibile anche nella versione di bionda manipolatrice e volgare. Amy Adams (Sidney Prosser) è spettacolare.

Ed è proprio Amy Adams ad indossare i gioielli Gucci in American Hustle, l’ennesima operazione di product placement che segue la scia tracciata da altri brand (Il Grande Gatsby, Diana, Romeo&Juliet).

gioielli gucci american hustle amy adams

Sullo sfondo glam della New York della fine degli anni ’70, tra scandali, truffe, mafia e politica, gli abiti scelti per Amy Adams (warp dress di Diane Von Furstenberg e linee fluide di Halston) spiccano per l’allure sofisticato da dark lady con la chioma rossa.

Lo stile seventies lo conosciamo bene e nel film è reso alla grande: camicie dai super collettoni, giacche slim, pantaloni a zampa, mocassini con il tacco, occhiali oversize. Aggiungete a tutto questo gusto vintage i preziosi accessori post-moderni di Gucci e il tocco fashion agli outfit è assicurato.

Noterete, per esempio, che la bella Sidney porta una Lady Lock in pitone con manico in bambù, un modello iconico di Gucci e simbolo di gran lusso : quasi 3.000 euro di borsa, se non è lusso questo!

La collezione Gucci Horsebit usata sul set

Ma non è tutto: le vertiginose scollature a V della Adams (rigorosamente senza reggiseno) mostrano più volte la collana di Gucci in oro giallo. Si tratta di uno dei gioielli Gucci dal design veramente molto semplice: una lunga catena in oro con il ciondolo a forma di morsetto per cavalli, il motivo simbolo del marchio che cominciò nel settore della pelletteria e dell’equitazione.

gioielli gucci collana oro horsebit

Visto che negli anni ’70 ero ancora in fase di concepimento (o quasi), ho scavato nella memoria storica della mia famiglia che è nel settore dei gioielli da più di 140 anni e ho scoperto che il motivo a staffa era ampiamente utilizzato per i gioielli da diversi orafi italiani dell’epoca.

La differenza qual è, vi starete chiedendo. Il prezzo probabilmente: 3.350 euro, un costo decisamente alto per un gioiello Gucci che -ahimè- non spicca né per originalità del design, né per la manifattura ricercata. 

E non è finita qui, perché la collezione  comprende anche lunghi orecchini e bracciali con il morsetto, debitamente indossati da Amy Adams. 

gioielli gucci american hustle amy adams

Peccato, però, che una delle regole auree della gioielleria sia proprio di non replicare automaticamente lo stesso motivo in una collezione intera! Farlo consente indubbiamente risparmi nella produzione, ma ciò che è adatto a diventare un ciondolo potrebbe non esserlo per un orecchino o un bracciale. Chi è del settore lo sa.

Di gioielli veramente interessanti degli anni ’70 ce ne sono, sia per ricerca del design sia per manifatture pregiate e sono questi gli elementi che dovrebbero giustificare i prezzi di una creazione.

Se, invece, si vuol far credere che il semplice nome del marchio basti a far lievitare il prezzo al pubblico, allora è come far passare per champagne un semplice vino bianco frizzante. Che, detto tra noi, a me dà pure il mal di testa.

Curiosità preziose sui gioielli Gucci

All’uscita dal cinema un amico mi ha chiesto se i gioielli Gucci indossati nel film fossero veramente degli anni ’70. Chiariamoci, la gioielleria è un traguardo molto più contemporaneo per Gucci, ma i set cinematografici servono anche a questo: la gente crede a quello a cui vuole credere. L’apparenza inganna, non a caso, è il sottotitolo del film!

Io non ho dubbi su quello a cui voglio credere: si può essere una donna molto bella e affascinante anche con le rughe di espressione e con un seno naturale. Come Amy Adams, o quasi. O di più.

Tempo di lettura: 3 minuti

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2 Comments

  • Anna scrive:

    Ciao Monica,
    leggo come sempre con estremo coinvolgimento i tuoi post e come sempre ne condivido lo stile e i contenuti.
    Di questo post condivido soprattutto l’entusiasmo per il film, che pur non essendo un capolavoro della cinematografia mondiale, ha un evidente equilibrio stilistico e una coerenza storica apparentemente non discutibile (poi magari si scopre che di sfondo ad una ripresa esterna si vede sfrecciare un’auto elettrica di ultima generazione.. )
    La scelta di casa Gucci per il product placement, però, credo sia messa in ombra da tutto questo, ovvero non conoscendo la deriva markettara dei gioielli indossati nel film, il risultato che personalmente ha sortito è stato di totale indifferenza verso il prodotto specifico, che non so se è l’intento vintage della linea che si amalgama talmente bene con il resto da non farsi notare, o una scelta sbagliata da un punto di vista di marketing che così facendo non ha dato troppa rilevanza alla linea.. nel senso che senza voler giudicare i capoccioni esperti di comunicazione dell’azienda toscana, alla fine del film tutto mi è rimasto impresso ma il gioiello..NO!
    Le vertiginose scollature catalizzavano l’attenzione su altro tipo di gioielli (parlo al plurale..you know..) e i vestiti, OH!.. quelli sì che hanno avuto la meglio nella testa di uno spettatore low profile come me.. Voglio dire, standing ovation per Diane Von Furstenberg e per il suo marketing, anche se forse lei è avvantaggiata dal fatto che tendenzialmente adotta da sempre quello stile ’70s e che quindi gioca “in casa”..
    Detto questo, però… mi sposterei sul “Core Business” di questo blog e devo dire che.. a me questa Horsebit piace! Trovo che il motivo a staffa abbia un movimento molto semplice ma “pieno”, positivo, elegante, anche se in versione pataccone sul decolletè di Amy forse mi sembra un tantino pesante… ( basterebbe uno starnuto e un livido a staffa marchierebbe all’altezza dello sterno il petto di una qualsivoglia lussuosissima donna come succedeva ai tempi della lettera scarlatta..) però l’anello e il bracciale rigido in oro giallo con diamanti neri li trovo molto belli, non alta gioielleria, ma raffinati e determinati. Al contrario, la versione ttuttatempessctatadidiamanti perde completamente la definizione grafica della staffa e si riduce a dei quasi cerchietti che non hanno nulla di diverso da tanti altri oggettini preziosi del genere.
    Infine un messaggio al marketing di Gucci, casomai dovessero arrivare fin qui: la Ventura, signori.. la donna Gucci sulla quale esporre i vostri giuielli è Super Simo! ma come avete fatto a rinunciare ad una tale certezza?? Avete preferito la classe indiscussa di Charlotte Casiraghi per via del morsetto, la staffa, la tradizione ippica del casato di Monaco…ok, sì, va bene.. vi piace vincere facile.. ma Super Simo, signori…Super Simo..basta product placement..

    • Molù scrive:

      Carissina (e attentissima) Anna, innanzitutto grazie per aver dedicato al mio post cotanta profusione di parole, si vede che ti ha proprio ispirata!
      Cerco di procedere con ordine per darti ragione su tutta la linea.
      Ebbene sì, American Hustle non è un intramontabile Flashdance o un indimenticabile Top Gun, tra l’altro non sono sicura che ci siano entrambe le torri nella NY 70s.
      E’ vero, i gioielli Gucci passano assolutamente in secondo piano rispetto agli splendidi outfit, e probabilmente serve un occhio anche un po’ “tecnico” per riconoscerli… ma non è forse questa la mia mission?! Lo so, sono un delfino curioso!
      Trovo anche io carino il motivo a staffa, peccato che però non l’abbia inventato Gucci nella gioielleria! Decidere di acquistare un gioiello Horsebit va benissimo, l’importante è che ci sia consapevolezza sul valore (reale) del prodotto, scatola a parte si intende.
      Quanto a Super Simo, mi è tornata in mente proprio durante queste vacanze natalizie quando sono andata a vedere le splendide luminarie di Salerno. L’avrai capito dal post che le ho dedicato sui gioielli di X Factor 7, ma Super Simo per me è indubbiamente “The Queen” e Charlotte Casiraghi solo la figlia di una principessa: è evidente che la Ventura le dìa una pista (non so se di cavalli, però..).

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