Le uova Faberge’: i preziosi gioielli di Pasqua

uova faberge

Pasqua è dietro l’angolo e quale momento migliore per parlarvi delle famose uova Faberge’? Non ditemi che non le conoscete che non ci credo, anche Google gli ha dedicato un doodle! Ricordate quando l’uovo dell’incoronazione viene rubato nel film Ocean’s Twelve? E quando La signora in giallo investiga sul furto di un uovo Faberge’? E l’episodio dei Simpson Le allegre comari di Rossor? Non avete visto neanche le uova nel film The Code?

Va bene, vi credo. Ma rimediamo subito perché se il mondo dei gioielli vi incuriosisce non potete non conoscere le uova Faberge’, uno dei grandi miti dell’alta gioielleria.

L’antica storia imperiale delle uova Faberge’

Allora, cominciamo dal principio. I celebri gioielli a forma di uova furono inventati dal gioielliere russo Peter Carl Faberge’, che diventò nel 1885 l’orafo ufficiale dello Zar Alessandro III. Per festeggiare la zarina Maria di Danimarca, lo Zar chiese a Faberge’ di realizzare un uovo speciale e super prezioso.

Risultato: il primo uovo imperiale in smalto bianco con dentro una gallina dorata che racchiudeva ulteriori sorprese.

faberge primo uovo imperiale gallina smalto oro

Da allora e fino al 1917 per ogni Pasqua dovevano essere create nuove uova Faberge’ con dentro sorprese che stupissero la coppia imperiale e tutta la corte.

Le tecniche di lavorazione delle uova Faberge’

Faberge’, che aveva ereditato la bottega orafa dal padre, usava varie tecniche per i suoi preziosi gioielli pasquali: intaglio di pietra dura, smalti traslucidi, incastonatura di diamanti e pietre preziose, incisione dell’argento, dell’oro o del platino. Le sorprese delle sue uova erano di grande valore e significato: uccelli, miniature, ricostruzioni, perle, orologi. I temi rimandavano spesso all’imperialismo visto che i clienti di Fabergè erano sempre persone vicine allo Zar.

La lavorazione era non solo molto raffinata, ma anche decisamente complessa: pensate che dietro ogni uovo imperiale c’era un anno intero di lavoro!

La fine della tradizione delle uova imperiali

Ovviamente caduto il regime zarista e la dinastia Romanov, la Rivoluzione russa decretò la fine della tradizione delle uova Faberge’, la cui società fu nazionalizzata dai bolscevichi nel 1917 e terminata la produzione di gioielli. Faberge’, sconvolto dalla Rivoluzione e assolutamente contrario ad essa fu costretto a scappare prima in Germania e poi in Svizzera, morendo pochi anni dopo nel 1920. Parte delle uova Faberge’ finirono all’estero vendute all’asta a ricchissimi collezionisti.

Si conta che le uova Faberge’ siano state circa 57, la maggior parte sono state ritrovate e adesso sono esposte come opere d’arte nei musei o nelle collezioni private internazionali.

uova fabergè gioielli

Sia chiaro, non stiamo mica parlando dell’uovo Kinder, queste sono uova che valgono un patrimonio. Giusto per capirci, nel 2004 un magnate russo è riuscito a riportare in patria ben 9 esemplari di uova imperiali alla modica cifra di circa 100 milioni di dollari!

All’appello mancavano, però, 3 uova Faberge’: se ne conoscevano le caratteristiche e i disegni, ma nessuno era riuscito a trovarle in circolazione. Volatilizzate.

Il mistero dell’uovo del mercatino d’antiquariato

E ora arriva il bello, mettetevi comodi. Siamo in un mercatino dell’antiquariato del Midwest statunitense dove un rigattiere compra un bell’uovo in oro. Lo paga circa 14.000 dollari, pensando di rivenderselo a peso. Ma tra una cosa e l’altra passa qualche tempo e un paio di anni fa il rigattiere si ricorda d’improvviso dell’uovo acquistato. Per capire a quanto può venderlo fa una ricerchina su internet e la sospetta somiglianza di stile con le uova di Fabergè lo porta a rivolgersi al gioielliere Kieran McCarthy, uno dei più grandi conoscitori delle uova Faberge’ che lavora a Londra da Wartski.

Indovinate un po’? Viene fuori che il meraviglioso uovo fu realizzato da Faberge’ per la Pasqua del 1887 e conteneva una gran bella sorpresa per lo lo Zar Alessandro III: un orologio Vacheron Constantin. E’ ufficiale: si tratta proprio di una delle 3 uova Faberge’ scomparse!

uova fabergè ritrovato vacheron constantin oro

La mia curiosità non si placa: ma come ha fatto una delle uova Faberge’ più importanti a finire dalla Russia in un mercatino americano??  Cercando cercando ho scoperto che dopo essere stato esposto a San Pietroburgo nel marzo del 1902 nel corso di una mostra dedicata ai tesori imperiali, fu prima rubato dai bolscevichi per poi riapparire a Mosca 20 anni dopo, dove fu venduto nell’ambito della politica “Trasformiamo i tesori in trattori”. Così sbarcò negli USA, per essere poi acquistato da un britannico nel 1964 in un’asta di New York per circa 1.000 dollari come semplice “orologio d’oro in custodia a forma di uovo”. Dopo la morte del proprietario agli inizi del 2000, gli eredi lo vendettero a poco pensando che fosse una cianfrusaglia (brutta bestia l’ignoranza!). E così l’uovo imperiale è arrivato nel mercatino d’antiquariato.

Ora, provate ad indovinare il valore di questo gioiello russo? Sedetevi per precauzione: potrebbe superare i 33 milioni di dollari! 

Ma non è tutto perché è di qualche giorno fa la notizia che non appena il fortunato rigattiere ha messo in vendita il gioiello, subito ha trovato un compratore. Ovviamente i nomi sono coperti dall’assoluto anonimato (guarda un po’), così come il prezzo finale pagato. Ma se qualcuno è stato disposto nel 2007 a spendere 18 milioni e mezzo da Christie’s per comprare un uovo Fabergè non imperiale, immaginate per uno dello Zar in persona cosa  si potrebbe pagare.

Se a questo punto siete curiosi di vederlo, sappiate che il generoso proprietario dell’uovo Faberge’ ha concesso che il suo gioiello sia in esposizione dal 14 al 17 aprile a Londra da Wartski per la prima volta dopo 112 anni! Direi che è un motivo in più per fare un salto nella capitale europea, non trovate?

E visto che le uova sono dai tempi antichi un dono simbolo di rinascita, auguro a tutti voi di riceverne uno Pasqua!! Ovviamente con meravigliose sorprese, anche se non saranno quelle delle uova Faberge’!

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